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Caro Don Peppì,

09/10/2011
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ma quand’è che ci scrivete qualcosa di altamente filosofico, voi che siete imparato, invece che sta’ munnezza che avete scaricato dai Vostri Maestri? Eh, noi lo sappiamo che nel cervello tenete nu’ poco ‘e stitichezza, però voi lo dovete dimostrare per davvero che siete superiore a noi:  mica si possono sempre citare i maestri, e i libri di allora, e tutte ‘e strunzate  che vi vengono in mente appena pigliate in mano…la tastiera, che avete capito? Dovete pure nu’ poco fatica’, che vi credete?!

PS:  arisalutateci chi sapete.

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20 commenti leave one →
  1. 09/10/2011 9:10 pm

    Don Peppino, voi mi deludete alquanto; non ho mai scritto, come voi erroneamente attribuite a me, che ogni filosofo è Sommo, ho soltanto detto che Immanuel è Sommo! Qui un ermeneuta del vostro calibro avrebbe immediatamente capito a chi a cosa e a quale opera mi riferivo. Non a caso nell’opera la Metafisica dei Costumi si riprendono temi tipici dell’opera a cui mi riferivo e che voi dovevate immediatamente riconoscere. Forse vi manca un pizzico di senso dell’umorismo, altrimenti non vi prendereste troppo sul serio, caro Peppino,né fareste errori assai grossolani per un platonico filosofo-legislatore come voi.

  2. 09/10/2011 10:24 pm

    Intanto Peppiniello non ha ancora prodotto un bel niente, nè qui, nè là: solo piccati pipponi, privi del pur apprezzabile ressentiment di nietzscheana memoria, peraltro; non sarà mica uno di quei gagà che girano sempre per casa in vestaglia di raso, citando filosofi a cazzo?

    • 10/10/2011 4:32 am

      Come ho testé scritto sopra, Don Peppì si prende troppo sul serio, ed è strano che questo venga accettato da coloro che lui chiama in modo involontariamente grottesco Maestri (maestri di che?) perché hanno sempre affermato che le loro vittime, compreso il sottoscritto, si prendano sul serio. Probabilmente il suo linguaggio di ispirazione heideggeriana, oscuro, sibillino e oracolare, ma povero di senso e soprattutto di significato, affascina le menti semplici dei ratti che sono totalmente incapaci di cimentarsi con il linguaggio della metafisica non avendo le necessarie basi ermeneutiche per comprenderne una parte [figuriamoci il tutto]. Nello stesso tempo, però i suoi compari di merende, che lui servilmente e senza dignità chiama Maestri, considerano la scrittura come fine, non come mezzo di comunicazione e di dialogo; ed essendo la scrittura di Don Peppino, una scrittura volutamente sibillina, solipsista ed autoreferenziale [ossia incapace di dialogare o di ricercare la verità, che sarebbe quello il vero senso del filosofare], ne sono entusiasti più per motivi formali che sostanziali..

    • 10/10/2011 5:32 am

      Pirandello…o Ibsen? 🙂

  3. 10/10/2011 8:32 am

    Piuttosto, ma perché la notte Don Peppino non fa cose più piacevoli, invece di fottersi la filosofia?

  4. Top Ganz permalink
    10/10/2011 10:44 am

    Oh, meravilglia meravigliosa. Osservo Don Peppino inalberarsi alquanto, cosa per lui invero anomala (e per me assai deprimente, sob!). E inalberlberarsi fuor di luogo, pure, sino nientemeno che ad evidente quanto inusitato prurito ano-genitale, il tutto configurandolo in fattispecie umana che finora gli avevamo stimato aliena. Non è cosa edificante. Davvero, ché la cosa lo avvicina non poco al tipico sembiante topgonzico.

    Essù Don Peppì, ricomponiti un poco. Che avrebbe fatto di male il nostro ottimo Duca richiamando quel brano di Kant che ai tuoi – sigh & sob – amici topgonzi calza qual mutanda di maglina? Poi dicci un po’.
    1) Qualunque conclusione tu abbia mai maturato nei riguardi del pensatore di Königsberg, pensi davvero che solo un “fesso” possa aver avuto modo di definirlo “sommo”?
    2) “… ciò che non va fatto – … – è prendersi la bella citazione, introdurla adattandola all’occasione, e fare la bella figura”. Bella figura (???) a parte, ma perché mai non andrebbe fatto? Ma chi l’ha detto? Chi o cosa ne potrebbe soffrire?
    3) Non ritieni piuttosto che la citazione che risulti, come nel caso in esame, corretta, non reticente e insomma non “adattata” abbia sempre e ovunque cittadinanza?
    4) Proprio in materia filosofica, a cosa pensi si ridurrebbero i dialoghi e i confronti senza la possibilità di interpretare, desumere o, per l’appunto, citare?
    5) Davvero pensi che il Duca, a meno di voler recar danno al corretto buon senso e addirittura “malattia all’Occidente”, piuttosto che citare, avrebbe dovuto postare tutte le Critiche e tutte le altre opere kantiane?
    6) Davvero pensi che noi , per conto nostro e agli stessi fini, avremmo dovuto leggercele tutte e integralmente prima di poter sugggerire l’idea che i tuoi pretesi “maestri” (Cacasestesso, il Gattapelata, Teddy Smerda, Pardipalle, ecc.) siano soltanto una manica di ignobili stronzi presuntuosi, nel senso kantiano del termine?

    Don Peppino mio bello, cuore del mio cuore, tu sai se, come e quanto io t’ami, io so se, come e quanto tu m’ami, per cui saprai serenamente e con equa spanna misurare quanto t’ho appena scritto.

  5. Peppino Profeta permalink
    10/10/2011 1:54 pm

    Mi avete commosso.

  6. 10/10/2011 1:57 pm

    Probabilmente, Egli, in realtà stava rimostrando avverso l’aver io citato la opera in italico sermo.
    Potrei agilmente allegarla in tedesco, ma ovviamente parrebbe scortese nei confronti dei suoi lettori.
    quindi allego solo il link
    🙂
    http://www.korpora.org/Kant/aa06/467.html

  7. 10/10/2011 3:08 pm

    Don Peppì è commosso, noi invece siamo delusi da lui.

  8. 10/10/2011 3:28 pm

    Quella di Peppiniello è una commozione cerebrale, JT.

    • Top Ganz permalink
      10/10/2011 5:09 pm

      Thorgen, amico mio, estrai dal tuo capace quanto nobile animo un fiore di quella pietà antica, di quella stessa pietà – per capirci – che seppe usare Achille col vecchio e disperato Priamo, e usalo con me, con questa carcassa d’uomo solcata e risolcata dai mille rivoli del dolore. Riponi il gladio implacabile della polemica e ritira il tuo tallone dal torso atterrato del mio diletto Peppinielluccio. Un ragazzo egli è solo, non vedi come quel boccolo dorato gli asciughi il moccio che va colando sull’ammaccata gota?

      (sigh!)

      • 10/10/2011 7:23 pm

        Ma sì, un po’ di pietà per un altro Tersite (come Erasmo) ci sta bene!

        PS: moccio?! Buttate fuori l’appestato, che non contamini questo luogo!

      • Top Ganz permalink
        11/10/2011 10:37 am

        No, è moccio da frignare. Te l’ho detto ch’è solo un giovin virgulto. Un giovine studioso, pieno di buona volontà e di migliori slanci. Son certe compagnie a rovinarlo, certe compagnie che lui, nonostante il mio costante richiamo, s’ostina a prediligere. Non giudicatemi male, ottimi Thorgen e Duca, ma io penso che con lui si debba forse usare un metodo diverso dalla severità che noi giustamente si usa con i roditori che frequenta.

        Ma no, ma no. Cosa dico!? Decidete voi, io non posso far testo in simile opzione. Troppo la cosa mi condiziona. E troppo, temo, vi condizionerei. Quel che va fatto si faccia. Del resto, che ne sarebbe stato di Roma e del suo formidabile destino se Bruto avesse graziato il figlio Tullio?

  9. 10/10/2011 5:36 pm

    Top: Vuoi passare bruscamente dal piano fallico-paterno della tenzone a quello vaginale-materno dell’accoglienza? Almeno concediamogli la dignità del figliol prodigo, attraverso l’esibizione di segni di pietosa richiesta di ravvedimento e, atrtraverso questo, di perdono. Almeno, in rispetto dell’umanità in lui, (e voglia il Signore che ciò si riverberi e per effetto contromimetico anche in loro).
    La grazia sia a caro prezzo, attraverso una sapiente pedagogia del penitente. Non vorrei che un perdono unilaterale lo investisse troppo violentemente, sì da renderlo foglia troppo presto arsa nel fuoco dell’amore… Potrebbe sortirne il contrario dell’intenzione benefica che muove il tuo atto. Povera stella (lui)!

  10. 10/10/2011 5:37 pm

    Ps. ma che cazzo ho scritto? 😉

  11. 10/10/2011 7:26 pm

    PS 2: no, red., qui non si parla del mìasma di classica memoria: quella era faccenda assai più nobile.

  12. 10/10/2011 8:22 pm

    Si preannuncia un’altra sceneggiata del nostro caro Peppino. Chissà cosa avrà da dire stavolta…

  13. 11/10/2011 11:41 pm

    Caro Top, ti ringrazio molto, ma qui – pur apprezzando non poco la tua generosità d’animo – non si fanno sconti a nessuno: tanto meno ai lacché che ci chiamano “fessi”, vuoi per compiacere servilmente quelli che (ridicolmente Don Peppino, anche se credete d’essere spiritoso, lo dico per voi) essi chiamano “Maestri”, vuoi per imbecillitas loro propria; e men che mai quelli che mostrano una certa quale infarinatura culturale, sufficiente a render loro palese quanto sia da imbecilli tale loro atteggiamento, se non altro per lo spreco di tempo e di energie intellettuali.
    Bada: qui non si tratta di vendetta, spirito di rivalsa o che, nonostante quel che ai Maestri di Don Peppì – nella loro toccante inconsapevolezza – piace pensare: dato che il sottoscritto, del quale i topgonzi nulla sanno, ha ricevuto a suo tempo e ormai mitridatizzato ben altro che le loro languide carezze. Qui si tratta invece – sempre divertendoci, ovviamente – di far capire (anche se ne dispero) ai topgonzi che d’ora in poi non potranno più fare impunemente i bulletti della blogosfera, col loro rompere continuamente i coglioni ad altri bloggers, e coprire di insulti altre categorie di persone: c’è un nuovo sceriffo in città, cari stronzetti.

    • 12/10/2011 5:11 am

      Aggiungo alle categorie testé citate, coloro che si dichiarano orgogliosi di svolgere il ruolo di fiancheggiatori; un’altra categoria di lacché che non esita per meri motivi narcisistici a giocare sulla pelle degli altri pur di ottenere misere gratificazioni.

      Se Don Peppì vuole dimostrare le sue qualità intellettuali lo faccia in altri ambiti, non c’è bisogno di offendere pur di ostentare una sua presunta e puerile superiorità culturale. Tra l’altro, proprio perché voglio bene a Don Peppì, gli ho suggerito più volte di evitare di perdere il proprio tempo facendo il servo sciocco a questi idioti che lui chiama Maestri, perché potrebbero veramente rovinarlo.

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