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Tout va très bien Madame la Barbarà, di Top Ganz

31/10/2011
by

Chi accusa M.me Barbarà anche solo di svampitellaggine dovrebbe essere preso a calcioni nel didietro. Molto di più dovrebbe poi subire chi la taccia di faziosità e di cecità nei riguardi dei meriti di soggetti esterni alla sua cerchia. Sì è vero, lei ha le sue fisime. Parla e pontifica di cose che spesso non conosce. A lei potete toccare Einstein, Keynes, Papa Giovanni, Freud, Yourcenar, Kennedy, Bobbio, Pasolini, Maradona, Roosevelt, De Gasperi, Ben-Gurion, Pelè, Kafka, ecc., ecc., ma non toccatele quel tale come-si-chiama, ah sì, Ugo Volli, per lei una sorta di inavvicinabile divinità intellettuale, una specie di ciò che Malvino fu un tempo per i vesciconi e Ciccio Formando. Sì, va bene, ma lei è anche il tipo che quanno ce vo’ ce vo’, bisogna dille le cose. Ad esempio, in questo post di due anni orsono,

http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2009/10/15/incubo.html

non mancò, in fondo al post medesimo, di rendere il giusto tributo e il giusto merito a Donna Maria Angiolillo, appena defunta e vedova dell’indimenticabile (e perciò dimenticato) Renato Angiolillo, co-fondatore de Il Tempo:

Infine ricordiamo la scomparsa di Maria Angiolillo, vedova dell’editore Renato Angiolillo: l’UNICO CHE 27 ANNI FA osò pubblicare l’accorato grido di dolore di Bruno Zevi (postato più sotto) dopo l’attentato alla sinagoga di Roma (del 9 ottobre 1982, ndr), cui la campagna di odio scatenata dalle sinistre e dai sindacati aveva creato un clima più che favorevole.

Ricordo bene anche che io, unico commentatore di quel post, proposi argomentazioni e obiezioni a questo doppio efitaffio, ma M.me Barbarà, invece di eliminare del tutto la parte terminale del suo post dopo la mia maramaldica demolizione, pensò invece bene di cassare proprio il mio commento. Quando si dice la politica dello struzzo …. Non mi restò allora altro da fare, per cercare di convincerla amorevolmente, che riformulare le mie considerazioni sul mio vecchio blog, considerazioni che ripubblico qui di seguito per, non foss’altro, rinfrescare il taglio della verità.

La prima cosa che ci viene da osservare è che Renato Angiolillo del giornale Il Tempo – da lui fondato nel 1944 assieme a Repaci e al quale Madame, molto più verosimilmente, si riferisce quando parla  del soggetto che osò pubblicare – fu editore/direttore fino al 1966 (quando lo vendette a Monti, che nel 1995 vendette a Caltagirone, che nel 1996 vendette al pregiudicato Bonifaci), e solo direttore fino all’agosto del 1973, quando morì. La cosa implica lapalissianamente che lo stesso Angiolillo, per quanto anche lui vivo un quart d’heure avant sa mort, nel 1982 aveva smesso da circa nove anni di “osar pubblicare checchessia, come anche di respirare. En passant e per informazione di Madame, ricordo che nel 1982 direttore del Il Tempo era, parlando col rispetto dovuto alle signore, Gianni Letta, che lo restò fino al 1988, quando preferì un seggio alla corte piduista di Arcore.
Orbene, se anche una come M.me Barbarà, pur di celebrare anche lei la scomparsa di Maria Angiolillo, non ha trovato di meglio che inventarselo un merito da ascrivere alla sua memoria, si rinfocola ulteriormente quello sconcerto emerso in noi sin dalla lettura delle prime notizie a tal riguardo. Uno sconcerto che possiamo riassumere innanzitutto in questa domanda, non meno lapalissiana dell’osservazione precedente: cos’è che ha indotto il fior fiore, per così dire, del gregge bacchetton-masson-berluscon-fascistoide ad accorrere tanto numeroso e solerte ai suoi funerali? E poi, soprattutto: cos’è che ha spinto un numero tanto inopinato e spropositato di maître-à-ne-penser-pas, figuri e figurine a sentire di non potersi limitare ad una presa d’atto dell’evento luttuoso o ad un composto e silente atto di presenza ai funerali, ma piuttosto di doversi a tutti i costi avventurare ben oltre l’hic sunt leones, esibendosi spericolatamente in retorici e iperbolici elogi funebri di una persona di cui in realtà pochissimi tra loro potevano sapere un briciolo di qualcosa e che comunque nella nostra storia comune – sfido chiunque a sostenere ragionevolmente il contrario – ha contato assai meno di Capra, il terzino-ala che sovvertì e neutralizzò tutte le inperscrutabili tattiche del Mago Herrera, regalando al Bologna quello che ancor oggi risulta essere il suo ultimo scudetto?
Quanto poi alla “campagna di odio scatenata dalle sinistre e dai sindacati (contro Israele e gli ebrei, sembrerebbe di capire), io, che pure in quegli anni votavo liberale e (sob!) radicale, non me la ricordo proprio, tanto più ove si aggiunga che essa “aveva creato un clima più che favorevole alle bombe fasciste, arabe, palestinesi o di qualunque altra marca intenda M.me Barbarà.
Infine, vorrei sottolineare la faccia tosta e la disinvoltura con cui certuni usano spacciare per verità dimostrata le panzane del genere più malfermo. La mia personale idea al riguardo è che certi parolai, soprattutto quelli da strapazzo (ma che lo dico a fare: M.me Barbarà sa bene quanto sia banale il male), siano pericolosamente indotti, complice primaria una certa apparente, anche se non sempre sostanziale assenza di dissenso da parte di chi li ascolta o li legge, ad esprimere concetti via via sempre più rozzi e monocordi, che implichino cioè l’accettazione pregiudiziale delle idee, perciò immutabili e indiscutibili, che li sottendono. E soprattutto ritengo che sia proprio questo malvezzo a far smarrire agli stessi predicatori la sana e doverosa abitudine di confortare con la realtà dei fatti quel che viene in mente di dire o di fare, prima di dirlo o farlo. E’ pericoloso, dicevo, perché in molti, troppi – appartenenti ad un clero, demagoghi, politicanti in genere, ma anche semplici blogger evidentemente – confondono maliziosamente e maliziosamente contrabbandano questo genere di sonno dell’uditorio con il democratico fenomeno del consenso. Prendete ad esempio il Nano: lui si dice, e se ne convince pure, che il 70% di noi è con lui, e questo, secondo me, è in buona parte colpa del suo intimo contesto quotidiano, fatto al 100% di accomodantissimi leccaculi.
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5 commenti leave one →
  1. 31/10/2011 12:24 pm

    Comincio a pensare che il problema della sig.ra barbara sia il medesimo di red.cac., trattandosi di coetanei: effetti di ripetuti impatti craniali sul pavimento, probabilmente i seggioloni ai tempi della loro infanzia non erano troppo stabili…

    PS: chi è Ciccio Formando?

    • Top Ganz permalink
      31/10/2011 5:11 pm

      Ciccio Formando? Ciccio, come noto a tutti, è diminutivo di Francesco.
      Formando perché Ciccio medesimo, in un post di qualche settimana fa, ci ha riferito di aver autorevolmente partecipato – in degna compagnia, parrebbe – a questo coso qui (vedere in fondo, tra i partecipanti alla tavola rotonda):
      http://www.fondazionecraxi.org/pdf/pres.pdf

      • jazztrain1 permalink
        01/11/2011 9:13 pm

        Una fondazione pagata con fondi pubblici!

  2. 31/10/2011 12:25 pm

    PS2: tra poco troverai brevissimo avviso in bacheca, Top.

  3. jazztrain1 permalink
    01/11/2011 8:34 pm

    Volli, volli, fortissimamente volli! 😉

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