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Ne bis in idem, sig. red.cac.

26/11/2011
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A grande richiesta pubblichiamo in forma integrale questa splendida perla del sig. Cazzone, nella quale egli dà la sua personale interpretazione di un verso di Lucrezio:

 

 

 

 

 

 

 

Abbia pazienza, sig. Cazzone:  il Suo “cubile” al posto di “cubili” può anche essere dovuto al fatto che Lei cita senza googlare, e scrive sempre direttamente nell’aere ignorando il sig. Word (che qua non c’entra una mentula, peraltro);  ma cosa c’entra con le Sue dimenticanze l’incolpevole Sicilia?

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7 commenti leave one →
  1. 26/11/2011 12:11 pm

    Ormai è andato…

  2. 26/11/2011 12:45 pm

    OT ma non più di tanto.

    I post dedicati al mitico prof. di greco e latino sono i più letti dai nostri lettori.

  3. 26/11/2011 1:15 pm

    E quindi, anche post hoc, propter hoc, altri ne seguiranno: stanne certo, caro Jazz.

  4. Top Ganz permalink
    27/11/2011 12:42 am

    Ricordo quella volta che, andando a memoria, citai la famosa frase di Terenzio, scrivendo:
    “Homo sum: nihil humanum me alienum puto”.
    Avevo dimenticato la preposizione “a” davanti a “me”. Non ne ricordo la ragione esatta, se cioè per mero, comprensibile errore di memoria o, chissà, magari perché la frase mi pareva più bella senza la “a”, quasi intendendo che la preposizione fosse già menzionata nell’iniziale di “alienum”, cosa in un certo senso plausibile. Lui però, il Cazzone, se la prese soprattutto per l'”humanum” in luogo di “humani”, negando, come invece sostenevo io e come è vero, che esistano due tradizioni altrettando autorevoli, una che tramanda “humanum” e una, solo più diffusa, che tramanda “humani”. Del resto sono entrambe plausibili anche dal punto di vista grammaticale. Se poi provate a cercare in google “nihil humanum a me” e poi “nihil humani a me” si ottengono rispettivamente 253.000 e 634.000 risultati.

  5. 27/11/2011 1:40 am

    Quand’anche tu, caro Top, avessi scritto la più grande cazzata in latino, questa nulla conterebbe dinanzi a quelle – nel medesimo ambito – di chi col latino ci mangia quotidianamente: ed è perciò tenuto a conoscerlo assai meglio di chi non lo insegna e perciò non ne trae alcun stipendio.

    • 27/11/2011 8:01 am

      Vorrei far notare che nemmeno io insegno latino e greco e che anch’io ho ricordi scolastici di quella lingua ormai vaghi. Ho tentato di spiegargli, ahimé inutilmente, che non si possono paragonare conoscenze e competenze in ambiti disciplinari diversi. Discorso inutile, non ho mai conosciuto uno più ottuso e arrogante di lui perché è convinto di essere un novello Concetto Marchesi ; in realtà, grazie al lavoro di Thorgen, stanno emergendo in modo plateale le sue gravi carenze nelle lingue classiche. Se in latino ha queste carenze, non oso immaginare quale siano quelle in greco.

  6. 27/11/2011 8:18 am

    OT

    Ormai sono alla frutta, come al solito hanno copiato ed incollato due commenti scherzosi (mio e quello di Top Ganz) per scrivere a loro volta commenti demenziali che fanno venire l’encefalite letargica: ” Come si dice welfare in latino?”

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